Ingegneria a Siena è ottava su 68 in Italia

CHE RISULTATO !!! Sarà che succedono tutte oggi. Sulla Nazione di oggi, il Rettore rende noto che Ingegneria a Siena va forte !!! Ingegneria si piazza ottava su una classifica di 68 Atenei per la Valutazione della Qualità della Ricerca, realizzata dall’agenzia nazionale ANVUR.

È IMPORTANTE STUDIARE A SIENA !!! Dobbiamo convincerci che non è andando a studiare altrove che si risolvono i problemi !!! L’Ateneo è un bene importante per la nostra città e va fatto crescere con i nostri ragazzi !!!

 

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10155049186132560&set=a.406614487559.180224.829352559&type=3&theater

 

_DP

 

 

Siena è OUT. No, non non è come pensate: OUT è l’acronimo di Ospedale, Università e Turismo

out-door-gate-sign-s-0992.pngSiena è OUT … no, non è come pensate !!! OUT è un acronimo che rappresenta esattamente il contrario di quanto state immaginando in questo momento. OUT è l’acronimo di Ospedale, Università e Turismo: tre degli elementi strategici della società postindustriale. SIENA li ha tutti !!! Siena ha sempre avuto una banca e non è mai stata una città con tante industrie. In una società dove l’industria (senza lavoratori) non rappresenterà più il futuro del lavoro, questo potrebbe  addirittura essere un vantaggio!!! In un mondo ideale, quello in cui spero di poter vivere,  tutti avremo più tempo libero  (lavorare-meno-lavorare-tutti? reddito-di-cittadinanza?). Quando tutti avremo molto più tempo libero come lo useremo ?  Nel miglioramento del nostro benessere, e quindi investiremo in servizio sanitari e ospedali e Siena fortunatamente ha il “suo Ospedale” (la O di OUT).  Investiremo il nostro tempo studiando e nutrendo le nostre menti (come sostiene Domenico De Masi) e Siena fortunatamente ha la “sua Università” (la U di OUT). Investire il nostro tempo in viaggi e Siena fortunatamente è riconosciuta in tutto il mondo come una importante meta Turistica (la T di OUT) per le “sue bellezze, i suoi musei e la sua storia”. Non lasciamoci sfuggire l’OUT che Siena oggi già possiede e che rappresenta gli assetti strategici  delle città moderne e post-industriali: Ospedale, Università, Turismo. _DP

on Remote Working

Martedì 7 Febbraio alle ore 17.00 al Santa Chiara Lab interverrò alla presentazione del libro #softrevolution di Filomena Tucci. Leggendo il suo libro, ed in particolare il capitolo sulla resilienza, sono riemersi alcuni pensieri che da tempo evolvono nella mia mente. Grazie a questa opportunità provo a riorganizzare quello che ritengo tra i più importanti per Siena: il “remote working”.

Comincio con il raccontarvi di uno dei miei studenti più bravi, laureatosi in Ingegneria nel 2002 con Lode. Si trasferisce per lavoro a San Francisco dove percepisce uno stipendio molto alto. Purtroppo però sostiene spese così elevate per vivere in una grande area metropolitana come San Francisco che rendono la sua retribuzione paragonabile a quello di un ingegnere del software che risiede in una città di provincia come Siena.

Il vero vantaggio di trasferirsi è che in queste città si trova lavoro. Questo è quello che succede oggi. Non possiamo cambiare questa tendenza ma possiamo fare una scommessa su quali potrebbero essere i nuovi modelli organizzativi del lavoro nei prossimi dieci anni.

Io non credo che sia sostenibile sul lungo termine un modello di sviluppo che veda trasferire quasi tutta la forza lavoro, altamente qualificata, verso quelle pochissime aree del pianeta ad alta concentrazione di aziende innovative, come la Silicon Valley in USA, Londra in Europa o Milano in Italia.

Il costo di questa emigrazione per ragioni di lavoro non ricade solo sul singolo individuo, ma sulla famiglia e l’intera società. Un mio collega di studi, ora manager di una multinazionale, cena con l’iPad sul tavolo perché vive in Inghilterra e usa Skype per mantenere relazioni con la famiglia, rimasta in Italia.

Siamo cioè arrivati al paradosso per cui si usa la rete per le relazioni sociali, che sono l’essenza della vita, e il posto dove viviamo per lavorare. Per costruire una società migliore dobbiamo rovesciare questo paradigma. Dobbiamo cioè impegnarci ad usare il “network” per lavorare (non a caso si chiama network!) e il posto dove vogliamo vivere, per vivere. Stiamo parlando cioè di “remote working”: nuove forme di organizzazione del lavoro che intendono utilizzare il network per lavorare (work) in rete (net) da remoto. _DP

16508755_10154993252372560_4816317974305571397_n.jpg